Dicerie birmane

Non sono passate nemmeno due settimane dal mio arrivo a Yangon ma una cosa mi è già chiara: il flusso di informazioni in questo Paese passa attraverso una serie di più o meno attendibili rumours (dicerie appunto).  Il controllo dei mezzi di informazione è tipico di tutti i regimi dittatoriali e la Birmania non fa certo eccezione. Qualsiasi tipo di cambiamento o modifica dell’andamento conosciuto dello stato di cose non viene chiaramente annunciato e condiviso con la popolazione con la conseguenza che spesso ci si trova davanti a novità e nel continuo, e a volte estenuante, tentativo di carcare ragioni, cause e soluzioni.

All’inizio di questa settimana, un articolo pubblicato dal Myanmar Times annunciava il blocco di tutti i sistemi VoIP (voice-over-internet-protocol) imposto dal Myanmar Post and Telecommunications (MPT) e che sarebbe avvenuto già a partire dal 2 Marzo.  Il 10 Marzo il Public Access Center, gestito dal governo birmano, passava l’ordine di blocco dei sistemi VoIP a tutti gli internet café. La ragione di tutto questo sembrebbe risiedere nel costo contenuto, se non addirittura gratuito, di questi mezzi di comunicazione ma che rappresentano una perdita in termini di entrate per l’MTP. Quest’ultimo detiene il monopolio per quanto riguarda le chiamate internazionali ed ha costi decisamente proibitivi per la popolazione locale, si parla di circa 2 dollari al minuto, ma anche a questo riguardo questo le informazioni non sono precise. Nell’ordinanza dell’MPT si afferma che gli internet café di recente si sono spinti a pubblicizzare in negozi e giornali l’esistenza di carte telefoniche VoIP prepagate, una mossa che rischia di far diminuire le entrate del regime. Il risultato è che GTalk, PFingo, Skype, etc potrebbero essere non più disponibili negli internet point costringendo tutti i coloro che hanno familiari e amici all’estero ad usare solamente e-mail. Tra l’altro l’unico account che sembra funzionare in maniera piuttosto regolare è Gmail.

Un Paese imbavagliato, dove quei pochi che hanno un’antenna parabolica o un accesso ad internet possono apprendere notizie sul loro Paese e condividerle a bassa voce e guardinghi nel tranbusto di qualche tea bar. Il risultato sono una serie infinita di rumours, che di bocca in bocca diventano sempre più sconnessi e imprecisi. L’accesso a internet, la libera circolazione delle informazioni, l’espressione di opinioni libere scevre da muri o censure sono cose che il regime birmano non tollera e che democrature, come sta seriamente rischiando di diventare la nostra, rischiano di perdere.

Non solo Digital Divide quindi, scarso accesso ad internet, fonte di saperi e conoscenza del nostro quotidiano ma anche e soprattutto Divario di Informazioni, tra chi può accedere alle informazioni e chi non può, tra chi ha certezze e chi rimane in balia di traballanti dicerie. Qui si traballa.

P.S. Pare che i motivi per traballare non manchino in questi giorni. La scossa del 24 Marzo ho avuto il piacere di avvertirla dal nono piano del mio appartamento/ufficio di Yangon, è stata veramente lieve quì ma immagino che voi abbiate poputo leggere molto più di me al riguardo.

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