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La versione indiana del “Si, lo voglio”

Il fascino del rito, del mistero che si nasconde dietro preghiere recitate in un Sanskrito così antico quanto, ahimè, incomprensibile, la dolce e ipnotica cantilena dei mantra, i ripetuti gesti così carichi di senso, i fumi degli incensi accesi, il fuoco che brucia, le foglie di betel, le polveri di sandalo e curcuma…

Ero ad un matrimonio, Debarati e Sudipto si sposavano, finalmente avrei saziato la mia curiosità riguardo uno dei momenti chiave nella vita di ogni hindu, e forse, perchè no, di ogni essere umano. Mai come qui in India ho sentito il peso dei miei 28 anni e del fatto di non essere sposata, non avere una famiglia e dei figli. I bengalesi, che definirei per natura “curiosi”, sono molto interessati alla famiglia. La prima domanda che ogni persona appena conosciuta mi fa è: “ Bie koreccho?” o “Tumi ki bibahito” “sei sposata?” e alla mia risposta negativa mi guardano un po’ accigliati chiedendo: “ Kokhon bie korbe?” “Quando ti sposerai?”, ma devo ogni volta deluderli non avendo una risposta da dargli.

Il matrimonio è IL momento di passaggio, ci si inizia all’età adulta fatta di lavoro, famiglia, sacrifici e perché no anche qualche piccolo affair extraconiugale. Ma tutto rientra felicemente nello stereotipo quindi tutti, anche se non completamente soddisfatti, vi si adattano. Talmente Shadharon, ordinario…

Volendo semplificare direi che esistono ben 2 tipi di matrinomio: il Love Marriage e il famoso Arranged Marriage. Il primo romantico e di solito sofferto, ogni Love marriage ha dietro una grande storia d’amore seguita da lotte continue in seno alla famiglia (dello sposo di solito). Il secondo più comune e aderente alla tradizione che vuole i genitori dei futuri consorti “arrangiare” le nozze. Adesso i giovani fidanzati hanno anche modo di conoscersi e frequentarsi mesi prima del matrimonio, cosa che non succedeva qualche tempo fa. Non erano rari i casi in cui i due sposi vedessero l’uno il viso dell’altro solo il giorno delle nozze.

Il giorno delle nozze non può essere una data decisa a caso. Ogni anno viene pubblicato un calendario dove Bramini, con oscuri metodi cabalistici, hanno calcolato i mesi e le date propizi per celebrare il matrimonio.  Si può scegliere una qualsiasi delle date sul calendario oppure chiedere ad un Bramino di calcolare esattamente la data propizia per il proprio matrimonio in base alle date di nascita dei futuri sposi.

Il matrimonio consta di ben 4 diverse giornate ed una serie infinita di rituali:

AIBUROBHAT: E’ l’ultimo giorno in cui i futuri sposi mangiano, ognuno con la propria famiglia, prima di avviarsi alle nozze vere e proprie. AIBURO significa “vergine”, BHAT “riso”. Questa giornata rappresenta un momento di passaggio fondamentale. I giovani lasciano una vita di agio e spensieratezza per iniziarsi ad una vita di sacrificio e duro lavoro. Durante la giornata diversi sono i rituali. Mentre il Bramino performa antichi canti della tradizione Vedica c’è l’offerta di buon cibo e Sari alla futura moglie che per la prima volta indosserà gli Shakha e Pola, i primi bracciali di color bianco fatti di conchiglie  e che rispecchiano serenità e calma, i secondi fatti di corallo e di color rosso sono un auspicio di buona salute. Lo stesso giorno è la cerimonia del Gaye Holud. Solo i genitori e parenti dello sposo si recano a casa della sposa (lo sposo non partecipa) portando una serie di doni, tra cui turmeric paste, henna, dolci e regali vari. Le amiche e sorelle giovani della sposa usano l’henna per decorarle le mani (Mendi) mentre l’impasto di curcuma gli viene applicato sul corpo perchè si dice che ammorbidisca la pelle dandogli anche un colore giallastro. La stessa cerimonia avviene a casa del futuro sposo. Dopo la doccia - ne devono fare ben 5 quel giorno e la prima con l’acqua sacra proveniente da uno stagno dove la mattina si recano ad invitare la Dea Ganga al matrimonio – i futuri sposi vengono aiutati ad indossare nuovi abiti.

BIE (Wedding Cerimony): Bie è il giorno del matrimonio vero e proprio. Viene celebrato in una Bie Bari (lett. Casa per Matrimoni) addobbata con fiori, nastri e luci sgargianti. Entrambi si svegliano prima dell’alba, mangiano Chirey, Mishti Doy (Curd), Shondesh. Lei indossa un Sari, rosso solitamente, una serie di scintillanti ornamenti, un trucco “pesante” a coprirle in viso e una corona (Mukut). Durante tutta la giornata potrà mangiare solo dolci e bere acqua.

Lui indossa un Dhoti e un Kurta, insieme al Topor (cappello fatto di carta e di forma conica). Lascia la casa col permesso della madre, che per tradizione non partecipa al giorno delle nozze, per proteggere la coppia da un possibile malocchio. Lo sposo lascia allora casa sua e, insieme a parenti e amici, si dirige verso casa della sponsa. Una volta arrivato viene accolto dal suono dirompente degli Shakh (conchiglie) e al grido di Ulu (una sorta di ululati che emettono le donne), dell’acqua viene versata sulla soglia della porta per marcare questo momento importante. All’arrivo lo sposo è anche vittima di una serie di scherzi, gli viene fatta bere acqua col sale o dolci pieni di peperoncino…tra i più comuni.

All’inizio della cerimonia c’è lo scambio di ghirlande e il padre della sposa offre la mano della figlia allo sposo mentre il Bramino officia la Puja recitando dei Mantra. Dopo la Puja la sposa, tenendo gli occhi chiusi coperti da due foglie di betel, viene sollevata sulla sedia da 4 amici/parenti viene fatta girare intorno allo sposo per 7 volte. Un volta uno di fronte all’altro, la sposa rimuove le foglie di betel e quello rappresenta il momento in cui gli sposi incrociano per la prima volta gli sguardi (Shobro Drishti). La coppia siede su bassi “sedili” mentre il fuoco viene acceso, il bramino lega parte del pallu del Sari ad un lembo del Kurta e 7 piccoli Alpona vengono disegnati sul pavimento e su ognuno viene posta una foglia di betel. Dopodichè la sposa sta in piedi davanti allo sposo e insieme reggono in mano del Khoy (popped rice). Insieme compiono 7 giri intorno al fuoco, i primi passi della loro vita insieme, e ad ogni giro versano del Khoy nel fuoco sacro, queso rituale è chiamato Shat Feras. Con questo rituali gli sposi si stanno promettendo di condividere ben 7 vite. A chiudere la serie di rituali il Sindur Daan, lo sposo reggendo un vasetto di terracotta lo impregna di ocra rossa e lo usa per marcare di rosso la fronte e la testa della sposa, mentre la testa è coperta da un Sari nuovo. Da quel momento in poi sono ufficialmente marito e moglie. Dopo tutta questa serie di rituali la famiglia della sposa offre la cena a tutti gli invitati, solitamente diverse centinaia.

BASHI BIE: Il Bashi Bie è uno dei diversi rituali che avviene il giorno dopo del Bie, quindi il terzo giorno. La notte del matrimonio gli sposi non condividono ancora lo stesso letto, cominceranno infatti solamente dalla sera del Bashi Bie. Il rito consiste nell’applicare il Sindur sulla fronte della moglia guardando l’immagine riflessa su uno specchio.

BOUBHAT: Il Boubhat è il quarto e ultimo giorno di questa serie di rituali che segnano il matrimonio bengalese. BOU significa ”sposa, moglie” ed è infatti la sposa, che a casa dei genitori di lui (quindi la sua nuova casa) offre il riso a tutti i parenti e amici presenti. Durante la sera c’è ancora una cena un una diversa Bie Bari ma nessun rito particolare viene officiato. Un “trono” è preparato per la sposa che vi siede e accoglie i regali portati dai diversi invitati.

I matrimoni sono bella occasione per riportare tutta la famiglia insieme, per fare un pò di Adda (gossip) e festeggiare la nascita di una nuova vita di coppia.

Acknowledgements:

Debarati e Sudipto per essersi sposati e avermi gentilmente permesso di condividere con tutta la loro famiglia questo momento così importante della loro vita.

Bappaditto per la sua gentilezza e per aver pazientemente risposto a tutte le mie domande e curiosità.

Shoumya, sua madre, Somita, Somastree, Jointy, tutte le mie dolcissime Mashi (zie) per avermi sopportato e guidato nella comprensione di una delle più belle e complesse cerimonie hindu.

Grazie.


Keep the position and be happy

Il mio insano e cinico scetticismo mi aveva sempre portato a vedere lo yoga come una di quelle pratiche per fricchettoni new age e quindi da evitare come la peste. So di essere solita a pensieri quanto rigidi quanto errati a volte per questo ho deciso di provare e prendere qualche lezione di yoga, giusto per farmi un’idea.

Il mio guru è anche un vicino di casa, discreto, pacato e molto professionale. Alle 6.30 del mattino a stomaco vuoto la lezione di Patanjali yoga inizia con qualche loosening exercises per sciogliere il corpo dalla rigidità del sonno, il Surya Namaskar (Saluto al Sole), la pratica di diverse Asanas, esercizi di respirazione e infine si finisce con delle tecniche di rilassamento di tutto il corpo.

Una disciplina che ha migliaia di anni alle spalle, il cui scopo è far arrivare l’individuo alla perfezione, un processo consapevole che porta colui che lo pratica a  guadagnare il controllo della propria mente. Anche per una cinica come me è difficile non rimanerne affascinati! Secondo il mio guru lo yoga dovrebbe aiutarmi a sentirmi più rilassata e felice. In effetti, non so se per merito dello yoga, ma mi  sento decisamente più rilassata ultimamente…felice beh sarebbe un pò troppo dopo sole 2 settimane ma chissà…tutto è possibile!


Dourao

Si sono allenati per quasi un mese…

Settimana scorsa i bambini di entrambi i progetti per i quali lavoro, Anandaghar e Apanjan, si sono sfidati in una serie di sport…corse, staffetta, lancio del “peso”. Tutti hanno partecipato e preso parte ai giochi, ovviamente tenendo in considerazione le diverse abilità di ognuno. E’ stata una giornata intensa e molto divertente credetemi…tutti a gridare “Dourao Dourao” (Corri)

Ecco solo alcune foto…


Buon Compleanno India

 

Oggi la Repubblica Indiana compie 60 anni. Diventata indipendente il 15 Agosto del 1947, l’India ha dovuto aspettare fino al 26 Gennaio 1950 per avere una Costituzione scritta e diventare così una Repubblica. Sessanta anni rappresentano un momento importante nella vita di qualsiasi uomo o donna. E’ intorno a quest’età che ci si aspetta di percepire i primi segni di un irreversibile e lento invecchiamento, di un leggero ma costante declino fisico e intellettuale. Certo lo stesso non si può dire che stia accadendo a questa giovane Repubblica. Con le sue 22 lingue nazionali, e altrettanti dialetti, rappresenta un ricchissimo caleidoscopio linguistico e culturale. Se la diversità è ricchezza, allora l’India è uno dei Paesi più ricchi al mondo ed è anche il Paese dove le tante diversità si uniscono sotto la stessa bandiera, oggi ammainata al grido di “Joe hind”, “Long life to India”.

Mentre l’Europa si sforza e destina fondi per tentare di creare una “european awareness” l’India tiene miracolasamente insieme persone di lingue e religioni completamente diverse. Molto più grande e diversificata dell’Europa – si parlano infatti molte più lingue e ci sono molte più differenze culturali tra i 28 stati di questo Paese che tra tutti gli stati Europei - eppure tutti si riconoscono fieramente come indiani.  Come mi spiegava un caro amico indiano, gli anni di sfruttamento e colonizzazione li hanno uniti nel dolore. Dal Kerala al West Bengal, dal Maharastra al Gujarat, dal Tamil Nadu al Kashmir il nemico era comune e poteva essere sconfitto solo restando uniti, per volontà del popolo e non perchè costretti da qualche forma di regime politico a diventare una nazione.

Nonostante la crescita rampante in termini di Pil , che si aggira intorno ai 7/8% annui, l’India deve fare i conti con livelli di povertà opprimenti. Quasi 500 milioni di persone vivono senza accesso all’elettricità e masticano foglie di betel per non sentire i morsi della fame e la stanchezza. Il gap tra ricchi e poveri è una voragine, il problema delle caste esiste, nonostante alcuni stati diano addirittura incentivi economici per favorire i matrimoni intercasta, le infrastrutture non sono minimamente sufficienti a sopportare il peso di tale  crescita, la corruzione è rampante. i Maoisti continuano ad essere una minaccia e il Pakistan e Cina non sono certo i vicini ideali.

Tanto è stato fatto negli ultimi 60 anni ma tanto ancora è da fare. Il regalo di compleanno che l’India vuole ottenere è una costante crescita economica e speriamo che si traduca nel tentativo di fare tutto quello che è necessario per il benessere del suo popolo.

Intanto non posso che augurarle…Buon Compleanno India!!


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