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La meravigliosa Shwedagon Pagoda

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E’ Kyi Pyar a portarmi a visitare la Shwedagon Pagoda qualche giorno dopo il mio arrivo a Yangon. Shwe significa Oro e Dagon era il vecchio nome di Yangon che a sua volta significava: citta’ libera da pericoli.

Di notte la cima illuminata dello stupa e’ ben visibile da qualsiasi punto della citta’. Entriamo dalla porta est, quella piu’ utilizzata dai fedeli perche’ l’unica vicino alla fermata del bus. Alla fine della via, affollata di mercatini, 2 grossi leoni e una lunghissima scalinata fino al tempio.  Non e’ la prima volta che visito un tempio buddhista ma questo ha qualcosa di stranamente attraente e assolutamente inatteso. Sbucando sul piano di marmo mi trovo di fronte decine, centanaia di fedeli intenti a seguere un’ordinata e silenziosa “processione” intorno alla pagoda. Centinaia di donne, monaci, giovani monache, fedeli prostrati davanti alle statue del Buddha. Li vedo portare fiori, accendere incensi, versare acqua ai vari altari, appendere lamine dorate alle statue del Buddha per poi runarsi tutti in una parte della Pagoda che rappresenta il suolo sacro, il sito piu’ antico, quello dove si e’ cominciato a costruire questa Pagoda circa 2500 anni fa. Donne, uomini, bambini assorti in preghiera o meditazione. Ripenso a quante volte viaggiando in luoghi sacri si incontravano pochi veri fedeli e tanti  nugoli di venditori o “guide” alla ricerca di facili occasioni di guadagno.  Quello che ho davanti e’ completamente diverso e da solo varrebbe un viaggio in Myanmar.

La tradizione vuole che la Pagoda nasca su la Singuttara Hill gia’ famora ancora prima dell’arrivo di Siddharta Gautama perche’ conteneva le reliquie dei 3 Buddha precendenti. Il re Okkalappa era solito raccogliervisi in preghiera ma era molto preoccupato perche’ 5000 anni erano quasi passati dal tempo dell’ultimo Buddha e la collina rischiava di perdere la sua sacralita’. Nello stesso tempo nel nord indiano Siddartha Gautama stava per diventare l’Illuminato. Ormai al 49 giorno di meditazione Gautama incontra 2 fratelli dal Myanmar, Thapussa e Bhallika, che gli offrono del miele e che subito lo riconoscono come l’Illuminato. Per esprimere la propria gratitudine Gautama si strappo’ 8 capelli dalla testa, che attraversando una serie di varie vicissitudini si dice siano ancora conservati all’interno della stupa della Shwedagon Pagoda considerato quindi il luogo piu’ sacro di tutto il Myanmar e decorato con centinaia di diamanti, rubini, giade e zaffiri.

Molte e bellissime sono le leggende sorte intorno alla Pagoda e ai suoi tesori e non mi stanco di chiedere e ascoltare. Tra i tantissimi templi che compongono la Pagoda Kyi Pyar mi invita a pregare di fronte un piccolo altare con un statua d’elefante. Intorno al grande stupa centrale sorgono infatti 8 altarini raffiguranti 8 animali diversi, ogni animale rappresenta un simbolo per gli 8 giorni della settimana birmana. Hanno infatti un giorno in piu’, collocato tra il mercoledi’ sera e il giovedi’ mattina. Io sono nata di mercoledi’ mattina e il mio animale simbolo e’ l’elefante, che rappresenta la calma e la tranquillita’. I birmani credono che chiunque nasca presenta determinate caratteristiche associate al relativo simbolo e ognuno vi si rivolge offrendo fiori e versando acqua sulla statua. Sempre in relazione al giorno di nascita vengono scelti i nomi dei nascituri. Ad ogni giorno della settimana corrispondono un gruppo di lettere tra le quali scegliere come iniziali del nome. Settimana scorsa mi hanno “battezzata” Shwe Yamin (Angelo D’Oro) visto che il suono Sh rientra tra le lettere del mercoledi’ e gli e’ sembrato un bel nome da darmi.

Non sono certo un Angelo e calma e tranquillita’ non si addicono al mio caratteraccio ma trovo tutto estremamente ricco e affascinate.


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