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Archivio delle Categorie: In giro per l'Asia
“Life is lived in trasformation”
Più di ogni altra cosa aggredisce i sensi. Avevo volato per sole 3 ora da Calcutta a Bangkok eppure tutto era improvvisamente cambiato. Sembrava una normale giornata primaverile quando sono partita da Calcutta. Piovigginava addirittura. Ma a Bangkok tutto era immerso nella luce più folgorante. Il cielo terso, azzurro e luce ovunque, un umido e dolce inferno di calore. Viaggiando in aereo si ha poco tempo per abituarsi ai cambiamenti climatici, così strizzo gli occhi, cha fanno ancora fatica ad abituarsi a quella luce un tempo familiare, prendo un grosso respiro e mi infilo in un taxi diretta al San Martin Center. Lì ritrovo i bambini e lo staff con i quali ho condiviso quasi un anno della mia vita. Loro erano bellissimi. Io ero emoziona, quasi alle lacrime. Dopo i saluti e le domande di rito ho provato un attimo di smarrimento e imbarazzo, sensazione che mi prende spesso quando mi ri-trovo con qualcuno che una volta conoscevo bene dopo un periodo di lungo silenzio o assenza. Una sera riesco anche ad andare a trovare Enzo, il suo ristorante resta sempre uno dei migliori di Bangkok e dintorni. E’ sempre un piacere andare a trovare lui, Alessandro e la Phii Lek.
Tornare in Thailandia è sempre un pò come tornare a casa, i luoghi, il sorriso della gente, il cibo, la lingua. E’ tutto così familiare che a volte, ovunque mi trovi, ne sento la mancanza, proprio come si sente la mancanza del posto dove sei cresciuto, della tua famiglia, della gente che ti ha sempre preso per mano…
Like a Post Office on Sunday
In fondo la ragione del mio ritorno in Thailandia non era soltanto per puro piacere. il mio visto per l’India era scaduto qualche giorno prima del mio arrivo a Bangkok e la speranza era quella di poter riavere un nuovo visto turistico per l’India dopo pochi giorni. Nel frattempo erano arrivate anche Nadia, Aurora e Chiara tutte con la stessa necessità del nuovo visto. Sapevamo delle nuove restrizioni imposte dal governo indiano ma un assolutamente falso ottimismo ci ha fatto sperare che potessero non riguardarci, che in qualche modo in ambasciata avrebbero “fatto uno strappo alla regola”. Abbiamo preparato e compilato tutti i documenti necessari, atteso pazientemente in fila all’entrata e poi una ridicola e impietosa spola tra i vari uffici dell’ambasciata (un amore per la burocrazia tutto made in India). Quando il rifiuto di rilasciarci un altro visto e l’obbligo di non poter tornare in India prima di un mese non era più un leggero timore ma era diventato una realtà, sedute, fuori dall’ambasciata, ci siamo guardate negli occhi, incredule e smarrite come succede quando ti precipiti di corsa all’ufficio postale con la tua raccomandata pronta per essere spedita e la desolazione nel realizzare quello che già in fondo sapevi, nessuno strappo alla regola…la domenica le Poste non lavorano!
The beginning
Non potendo tornare in India e con poca voglia di tornare in Italia ci siamo dette che la soluzione migliore sarebbe stata aspettare di riavere il visto in Thailandia. Così abbiamo deciso di metterci in viaggio verso il Nord, anche se lo stato d’animo non era quello che dovrebbe accompagnare ogni viaggio. All’inizio è stato un andare con la testa rivolta indietro a guardare il luogo dal quale si era partiti. L’amarezza di non poter tornare in India riscihava di trasformare l’occasione di un viaggio in una mera attesa. Il pensiero e la “testa” continuamete rivolti all’India credo abbiano a tratti ostacolato se non impedito di cogliere a pieno tutto quello in cui ci si imbatteva ma non ci ha certo risparmiate dallo sperimentare tutto quello che ci circondava.
Tramonti sul Mekong
Cominciamo il viaggio partendo da Bangkok per Ko Samet per poi dirigerci verso Nord.
I meravigliosi templi di Ayutthaya, la verde Chiang Mai, i colorati Talaat di Chiang Rai, il fascino delle città di frontiera al Triangolo D’Oro…per arrivare a Chiang Khong, piccolo cittadina di frontiera dove ho goduto del primo bellissimo tramonto sul Mekong. Da Chiang Khong abbiamo attraversato il fiume e iniziato l’avventura verso il nord selvaggio del Laos. Una distanza di circa 500km percorsi in un interminabile ma degno viaggio di 15 ore fino a Luang Prabang. Dall’alto del nostro VIP bus osservavo tutto quello che mi si offriva alla vista, foreste verdi, incontaminate, decine e decine di villaggi che sorgevano lungo corsi d’acqua trasparenti, case fatte di sola paglia, bambini scalzi e semi nudi che scorazzavano tra campi di riso riarsi, donne strette nei loro sarong che facevano il bagno al fiume…un salto indietro nel tempo ai tempi dell’antica Indocina? chissà… Strade dissestate, ancora da costruire, a tratti sembravano più sentieri che si inerpicavano lungo pericolosi pendii ma alla fine arriviamo a Luang Prabang. La cittadina è incantevole, circandata da 2 fiumi ed immersa un’atmosfera quasi irreale.
Dopo 5 giorni decidiamo di spostarci al sud, a Sii Phan Don (Four thousand Island). Un paradiso di piccole migliaia di isole lungo il Mekong ricoperto di mangrovie e dove, nonostante l’afflusso di turisti, il tempo sembrava essersi fermato. I tramonti lungo il Mekong hanno qualcosa di irrimediabilmente affascinante, forse era il colore rosso pallido del cielo, forse il riflesso dorato che si increspava sulla superficie dell’acqua, forse la vita che si riversava nel fiume al tramonto per fare il bagno , pescare e chissà cos’altro…non so bene cosa fosse ma era tutto molto romantico, forse troppo per 3 povere ragazze sole in viaggio.
Gli ultimi tramonti sul Mekong ce li godiamo da Kratie, una piccola, e a zone randagia, città della Cambogia, ma proprio di fronte la città c’è la verdissima isola si Koh Trong dove poter far esperienza del vero villaggio cambogiano. Kratie è anche il punto di partenza per andare a vedere gli Irrawaddy Dolphins del Mekong…bellissimi!!!
L’Orrore Khmer
Lasciata Kratie ci dirigiamo verso Phmon Pen, brulicante, caotica, colorata capitale della Cambogia che porta ancora i segni evidenti della follia della dittatura dei Khmer Rouge. Dal ’75 al ’78 migliaia sono state le persone torturate, massacrate, uccise. Nel Museo del Genocidio di Phnem Pen ci sono centinaia e centinaia di foto delle vittime e in alcune foto dell’epoca, che ritraevano donne al lavoro nelle fabbriche o uomini piegati ad arare campi loro riuscivano ancora ad accennare sorrisi. Un salto nella storia e nell’orrore di quegli anni che mi ha fatto accapponare la pelle. Ma Phnom Pen è una città che cresce velocemente e decine sono le ONG che vi lavorano e che hanno aperto attività diverse per bambini di strada, disadvantaged women, disabili. La sera del compleanno di Aurora andiamo a mangiare nel bellissimo ristorante di Friends International che offre un’opportunità di lavoro a ragazzi di strada. Il cibo è ottimo e l’ambiente molto rilassato..insomma andateci se vi capita di passare da Phnom Pen.
The end
Dopo qualche giorno passato da sola nella deserta spiaggia di Otres Beach, pochi Km fuori Sihanoukville, torno a Bangkok per richiedere nuovamente il visto. Una volta consegnati tutti i documenti per ottenere un altro misero visto di 3 mesi a singola entrata ci mettiamo subito a pensare dove poter passare gli ultimi giorni in Thailandia. La scelta, sofferta, ricade su Ko Chang, isola che si affaccia sul golfo della Thailandia a pochi km dalla Cambogia. 3 giorni passati nell’ozio completo. Grandi mangiate di pesce sulla spiaggia, snorkelling, acque trasparenti…niente male insomma.
Certo il ritorno a Calcutta è stato traumatico…il caldo è infernale e il tasso di umidità non fa altro che farti sudare…in continuazione. Ad attendermi in aeroporto c’era Ari e una volta a casa ho trovato un bellissimo cartellone di benvenuto e una versione short dell’Holi che mi ero persa, e di questo devo ringraziare la mia amica e collega Priya.
E’ sempre bello tornare e trovare qualcuno che sia li ad aspettarti…





